
Quelle che seguono sono riflessioni scaturite dall’ascolto dei Mighty Mighty Bosstones - Let’s Face - 1997.
Non so succede anche a voi ma la musica nuova che ascolto svanisce rapidamente dalla mia testa, e lascia il posto ad altra musica che svanisce anch’essa in maniera altrettanto rapida. Sarà l’abbuffata di musica che permette internet? Mancanza di cose realmente nuove? L’idea che mi stà solleticando di più è che siamo circondati da bravi artisti ma nulla più, dei mediocri insomma. Gente che pubblica qualche disco facile da ascoltare, magari zeppo di citazioni (”ah si questo mi ricorda tizio”, “sono gli anni ‘80″), vivacchia sui 3 mesi di boom dell’uscita, raccoglie anche un buon successo, poi tutto tace sino al prossimo. Non mi interessa addentrarmi nei nomi, piuttosto sottolineare che a questi “artisti” se ne affiancano altri, caduti in disgrazia per qualche disco “così così”: i maledetti dalla loro stessa bravura. Sono quelli perseguitati dal continuo confronto con il grande disco realizzato anni prima.
E’ il caso dei Mighty Mighty Bosstones e Let’s Face (1997), il capolavoro, l’apice della produzione per questa ska-punk band di Boston. Il confronto con le produzioni successive è pesante ma ora non sono più sicuro che siano cose così mediocri come pensavo, semplicemente è Let’s face ad essere stupendo, quindi difficile da eguagliare. Di Let’s face ricordo ogni nota, ogni fraseggio, il tutto è ben stampato nella mia memoria, mi piace, mi fa muovere, mi fa alzare il volume. Beh allora viva i maledetti!
Qualche nota: la storia dei Mighty Mighty Bosstones la potete trovare qui ed ha inizio con il distacco di Joe Gittleman dai mitici Gang Green di Chris Doherty.
Che dire di Let’s face? Beh è un disco solare, riesce a fondere la potenza del punk-metal con l’energia travolgente dello ska (velocizzato per tre), il tutto annegato nella spumeggiante sezione dei fiati. Ogni brano è un potenziale singolo da classifica, quindi inutile sottolinearne qualcuno